Ansia ne abbiamo?

È un momento molto difficile per il nostro paese e per tutta la situazione mondiale. Tra qualche giorno ci saranno le elezioni che possono molto realisticamente portare alla vittoria della destra che non promette nulla di buono soprattutto se hai una famiglia che appartiene a una minoranza. Ultimamente devo ammettere che mi trovo a invidiare un po’ chi ha una famiglia “tradizionale” o almeno apparentemente tradizionale. Crescere le proprie creature è un lavoro difficile soprattutto oggi che si fa fatica a sbarcare il lunario e si deve spesso fare tutto di corsa. Con gli anni che passano mi rendo conto però che le preoccupazioni che si hanno nel crescere una persona transgender crescono con l’età. Forse non dovrei dirlo. Dovrei essere più incoraggiante. Ma mi rendo conto che spesso le famiglie che mi scrivono si sentono un po’ in difetto perché pensano che io ce la faccia a fare tutto e non abbia paure e preoccupazioni mentre loro no. Credo che sia giusto quindi dire che eccome se ce le ho le preoccupazioni, ne faccio raccolta, mi tengono sveglia la notte, mi danno la tachicardia e mi fanno venire dolori alla cervicale. Gli anni aumentano e dovrebbe essere fisiologico che noi mamme a un certo punto iniziassimo ad avere un po’ di tempo per noi, per staccare la testa, per dedicarci a tutte quelle cose cose che abbiamo dovuto trascurare avendo figli e figlie piccolə. E sì parlo di noi mamme perché troppo spesso siamo ancora principalmente noi ad occuparci della crescita di figli e figlie e a essere private del tempo per poter rigenerare l’energia. Quando abbiamo bambini e bambine gender creative lo scontro è con le critiche, con gli amici e le amiche che si perdono per strada, con la consapevolezza che non solo devi imparare di nuovo tutto ciò che ti avevano insegnato sull’essere umano ma ti accorgi che queste tue nuove nozioni, che piano piano hanno sempre più senso, ti portano lontano da tuttə quellə che fino a quel momento erano stati i tuoi punti di riferimento: gli amici e le amiche di sempre, a volte anche la famiglia, a volte il matrimonio. Certo trovi altre persone, ma comunque il processo di lutto per la perdita di chi pensavi ti volesse bene e la ricostruzione del tuo mondo è qualcosa di faticoso che avviene in un momento in cui le fatiche non si dovrebbero aggiungere alle altre che già compi ogni singolo giorno. Quando hai un figlio o una figlia transgender nulla avviene in maniera spontanea e sovrappensiero. Dall’iscrizione a scuola, alla scelta di uno sport, all’acquisto di vestiti, alla visita di routine dal pediatra, a un semplice invito a un pigiama party tra bambinə. È un continuo nuotare contro corrente e con una corrente dalla quale non ti puoi distrarre un solo istante. Normalmente in un corso di vita “previsto” si arriva poi all’adolescenza che, per quanto difficoltosa, porta con sé di positivo il fatto che inizi a vedere i tuoi figli e le tue figlie prendere forma come esseri umani indipendenti che poggiano le basi per la loro vita da persone adulte. Per noi invece si fanno sempre più pressanti, presenti, incombenti le paure: come andranno le terapie? Come gestiremo la richiesta di interventi chirurgici se ci saranno? Come li pagheremo? Quanto dolore porteranno? Avremo il tempo fisico per stare loro accanto? Chi ci assisterà per il cambio anagrafico? Che giudice incontreremo? Ci sottoporranno a CTU? Come concilierò tutto questo con la necessità di lavorare per sopravvivere?

Il percorso è in salita. Restare centratə è molto difficile per tuttə. Ma non bisogna scoraggiarsi. Bisogna pensare che non si è da solə. Bisogna chiedere aiuto e anche darne perché anche nel dare si fa del bene a noi stessə. Questo mondo tende a isolarci. I social ci danno sempre l’impressione di essere le uniche persone che non vanno in vacanza, che non fanno le apericene, che non dormono la notte, che hanno paura. Non è così. Qui davanti ne avete una e sono io. Cerchiamo, tra le mille difficoltà, di non sentirci sole perché non lo siamo.

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