I nostri piccoli pionieri

In questi giorni ho continuato ad avere un interessante scambio con Marlo Mack di www.gendermom.com
Io e lei ci ritroviamo in molte cose. Abbiamo la stessa età, ci siamo separate tutte e due 4 anni fa, e tutte e due affrontiamo ogni giorno le stesse problematiche. L’unica differenza è che suo figlio adesso è una figlia.
Differenza non piccola… che suscita in me dubbi e perplessità riguardo a cosa anche io dovrei fare. Perplessità che lei avrà al contrario.
Parlando con lei e leggendo le sue interviste è incredibile come nelle nostre vite molto si somigli. Ma è incredibile come le storie di quasi tutti questi bimbi siano quasi uguali. Quante volte ho scritto a mamme all’estero dicendo “avrei potuto scrivere io quello che hai scritto tu!” E lo stesso sta capitando adesso a me da quando ho iniziato a raccontare sul questo blog.

Il figlio di Marlo Mack aveva tre anni quando molto serenamente le disse che lui non era un bambino ma una bambina.
Incerta sul da farsi, Marlo, esattamente come è successo a me, ha iniziato a cercare delle risposte. Online però c’erano davvero poche informazioni, il suo pediatra non sapeva nulla sui bambini transgender e anche uno psicologo specializzato in problemi dell’infanzia non fu in grado di rispondere alle sue domande. Marlo capì che non esisteva alcuno studio che potesse aiutarla a determinare se fosse il caso di lasciare vivere suo figlio come una bambina né ovviamente dirle che cosa sarebbe successo se lo avesse fatto.

“Era come buttarsi in un baratro”, disse Marlo, in una intervista. “Praticamente non esistono dati o ricerche”

Un recente studio delle dottoressa Kristina Olson dell’università di Washington cerca di far luce in modo da poter aiutare genitori nella situazione di Marlo. I risultati iniziali che sono stati pubblicati su Psychological Science riguardano 32 bambini tra i 5 e i 12 anni da ogni parte degli Stati Uniti che vivono la loro vita nel genere in cui si identificano e in ambienti che li appoggiano.

La ricerca, la prima che riguarda i bambini con queste caratteristiche, intende lanciare il primo studio nazionale e su larga scala su bambini transgender negli Stati Uniti.

Non essendoci ancora nessuno studio, i genitori infatti si trovavano a dover prendere tutti da soli delle decisioni importantissime e molto delicate. “Posso far vivere mio figlio nel genere a cui si sente di appartenere? O devo costringerlo a comportarsi secondo il suo sesso biologico? Devo portarlo in terapia per aggiustare quello che c’è di sbagliato in lui o devo appoggiarlo in ciò che lui dice di essere?” Esattamente tutte le stesse domande che mi sono sempre posta anche io!

Nello studio della Olson la dottoressa ha sottoposto i 32 bambini transgender ad alcuni test insieme ad altri bambini “cisgender” (bambini cioè che si identificano nel loro sesso biologico). I test consistevano nel porre delle domande veloci su cose nelle quali i bambini dovevano identificarsi rispondendo “Io si” o “io no”, sapendo che le risposte veloci e istintive normalmente danno la visione vera dello stato delle cose. La dott Olsen osservando i risultati finali ha visto che il grafico delle risposte dei bambini cisgender corrispondeva esattamente a quello dei bambini transgender. In parole povere una bambina transgender (bambino che si sente bambina) rispondeva con la stessa chiarezza e velocità di una bambina cisgender. E la stessa cosa avveniva per i maschi.

Ovviamente vi ho riportato in breve lo studio fatto e certamente la dottoressa è conscia del fatto che c’è estrema necessità di ulteriori ricerche ma i risultati del suo studio lasciano capire senza ombra di dubbio che i bambini transgender non stanno mentendo, non sono confusi, non hanno ritardi nello sviluppo, ma anzi corrispondono perfettamente al bambino tipo del genere a cui dicono di appartenere.

La dottoressa Olson spera di riuscire a studiare altri 100 bambini e seguirli fino all’età adulta per vedere come l’accettazione e il supporto avuti fin dalla tenera età possa influenzare queste persone in maniera diversa da come è stato finora.

Certo non abbiamo alcuna idea di cosa saranno le loro vite, perché oggi ci sono davvero pochissime persone transgender che hanno vissuto la loro vita potendosi esprimere liberamente fin da piccole. Per questo questa generazione di bambini è così importante. Perché sono i nostri pionieri.

Onestamente avrei fatto volentieri a meno di avere un figlio pioniere. La cosa mi spaventa moltissimo! Ma so che preferisco la paura dell’incertezza di un pioniere felice, piuttosto che la certezza di un bambino convenzionale infelice.

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