Il 7 giugno esce “Gender Libera Tuttə”

La data per l’uscita in tutte le librerie del mio libro “Gender libera tuttə”  edito da Baldini+Castoldi doveva essere il 12 maggio e invece a causa di problemi con l’approvvigionamento della carta a un certo punto mi è stato comunicato che sarebbe slittata. Sto sempre un po’ sul chi va là quando si tratta di qualcunə interessatə a dar voce all’argomento di cui parlo e cioè la disforia sociale che costringe le persone che non rispondono alle aspettative (tra queste quindi le persone transgender) a affrontare mille difficoltà. Solitamente piace il sensazionalismo, il discorso pietistico, la fotografia della “mamma coraggio”, il “come sei coraggiosə a avere fatto una transizione”: un approccio che sembra apparentemente accogliente se non fosse che in realtà serve solo a continuare a puntare il faro sulla persona e non su tutto ciò che le sta intorno.

Il mio nuovo libro racconta tante storie tenute insieme, ma nemmeno troppo, dalla mia. Le vicissitudini di persone che per essere loro stesse devono a volte scalare vere e proprie  montagne senza che esista un vero “perché” se non quello di mantenere uno statu quo che fa sempre più acqua da tutte le parti. Se c’è una cosa positiva a cui ha portato la globalizzazione infatti è lo scambio di informazioni, la disponibilità ad avere accesso a notizie, storie, racconti che prima orano isolati. Isolati non nel senso di “pochi casi isolati” ma proprio nel senso di isolati, non conosciuti, non accessibili. Così ogni persona pensava di essere l’unica a sentirsi in un certo modo e la società, impreparata e poco accogliente, non aiutava certo a sentirsi bene nel momento in cui non si rispondeva alle aspettative. Adesso invece ci si conosce, si parla, si legge e finalmente si capisce. O almeno capiscono le persone che sentono di non essere proprio ciò che è stato imposto loro di essere. Capire di non essere le uniche, saper dare un nome al proprio sentire, poter condividere dubbi che solo chi vive la tua stessa esperienza può capire è salvifico.

Sono passati tanti anni dal mio primo post su questo blog. Le famiglie di bambinə e ragazzə transgender o gender creative che mi hanno contattato nel tempo sono ormai diventate amiche e così anche tante persone transgender adulte. Per me è ormai quotidianità. Essere riuscita, attraverso questo libro, a dare voce alle loro storie è per me un onore. Questo libro credo che sia la cosa di cui vado più fiera perché in un mondo molto individualista credo che sia importante farsi strumento. Servono ponti. Servono megafoni. Servono orecchie per ascoltare e tante voci per ripetere.

Per essere riuscita ad arrivare alla pubblicazione con una casa editrice importante come Baldini+Castoldi devo sicuramente ringraziare Francesca Barra. Circa un anno fa infatti proprio Francesca mi ha mandato una richiesta di amicizia su Facebook. Erano i giorni delle assurde discussioni sul DDL Zan. Ci siamo sentite. Francesca mi ha raccontato come durante la pandemia fosse stata contattata da tante giovani persone che non si sentivano bene rispetto al genere che era stato assegnato loro alla nascita. Mi ha raccontato di come avesse notato una grande frequenza di disturbi alimentari in queste giovani persone. Si era resa conto, insomma, di come una identità non accolta portasse con sé molto altro e di come la società attuale non stesse facendo molto per capirlo. Quando Francesca ha saputo che stavo scrivendo questo secondo libro mi ha detto che lo avrebbe letto volentieri e da lì a darmi il contatto con alcunə editor con cui aveva lavorato negli anni il passo è stato breve. La naturalezza con cui si è fidata di me e ha creduto nel mio lavoro è stata una sferzata di energia. L’editor di Baldini+Castoldi, Luca Ussia, ha accolto immediatamente il mio manoscritto. Ha letto il tre capitoli che gli avevo mandato e mi ha detto che gli era venuta voglia di leggere il resto. Con tutti i manoscritti che le case editrici ricevano quotidianamente mi era parso un ottimo segno. Finché un giorno, non troppo tempo dopo, mi è arrivata la proposta di pubblicazione. Non ci potevo credere. Perché riceverla non voleva solamente dire che apprezzasse il mio lavoro, ma che anche loro si facevano strumento, tendevano una mano, supportavano.

La felicità di Francesca Barra quando gliel’ho comunicato è stata grande e sincera ed è davvero bello non sentirsi solə, sapere che si è un anello di una catena che si sta piano piano formando per cambiare qualcosa, la nostra società, che non può più restare com’è.

Vi aspetto quindi in tutte le librerie fisiche e online dal 7 giugno 2022!

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