L’aria condizionata discrimina le donne

le vite degli uomini sono state prese per rappresentare quelle degli esseri umani in generale

In realtà quando si parla di società maschilista non si intende “semplicemente” una società in cui i maschi si sentono superiori e fanno i “maschi dominanti” con le donne. Dietro c’è davvero molto ma molto di più. Le donne sono discriminate sempre.

Freddo in ufficio
Una ragazza ha freddo in ufficio

Uno studio, come riportato da The Columbus Dispach, afferma che la maggior parte dei termostati segue un “modello di comfort termico sviluppato negli anni ’60”

La formula per determinare la temperatura standard degli uffici è stata sviluppata attorno al tasso metabolico di riposo dell’uomo medio. Ma uno studio olandese ha scoperto che il tasso metabolico delle giovani donne adulte che svolgono un lavoro d’ufficio è significativamente inferiore ai valori standard per gli uomini che svolgono la stessa attività. Gli uffici attuali infatti, per le donne, sono in media cinque gradi troppo freddi. Tanto per cambiare, le donne sono discriminate.

Non solo questa situazione è iniqua, ma dimostra anche un cattivo senso degli affari: una forza lavoro che sta scomoda è una forza lavoro improduttiva.

Altro problema molto grave è la mancanza di dati sugli infortuni sul lavoro per quanto riguarda le donne. Negli ultimi 100 anni, i luoghi di lavoro sono, nel complesso, diventati notevolmente più sicuri. Ma, mentre gli infortuni gravi sul lavoro sono diminuiti per gli uomini, ci sono prove che sono aumentati tra le donne. Questo perché mancano gli studi e i dati si concentrano sempre sull’uomo. Lo stesso vale per la ricerca medica anche riguardo ai tumori. Ogni anno, 8.000 persone nel Regno Unito muoiono per tumori legati al lavoro, ma la maggior parte delle ricerche in questo campo è stata condotta sugli uomini senza che necessariamente questi siano i più colpiti. Negli ultimi 50 anni, i tassi di cancro al seno nel mondo industrializzato sono aumentati in modo significativo, ma la mancata ricerca su corpi, occupazioni e ambienti femminili fa sì che manchino i dati per sapere esattamente cosa c’è dietro questo aumento. “Sappiamo tutto sulle malattie che derivano dalla polvere nei minatori”, afferma Rory O’Neill, professoressa inglese di ricerca sulle politiche occupazionali e ambientali all’Università di Stirling, “ma non si può dire lo stesso per le esposizioni, fisiche o chimiche, nel ‘lavoro delle donne'”.

Sapevate poi che le donne sono discriminate anche dagli strumenti che usano il riconoscimento vocale che performano meglio quando la voce è quella di un maschio bianco?

Il riconoscimento vocale dimostra significativi pregiudizi di razza e genere. Come con il riconoscimento facciale, le ricerche sul Web e persino i distributori di sapone, il riconoscimento vocale è un’altra forma di intelligenza artificiale che ha prestazioni peggiori per le donne e le persone non bianche.

Le case automobilistiche hanno ammesso per anni che il loro riconoscimento vocale non funziona altrettanto bene per le donne. Il rimedio consigliato è che le donne parlino più forte e più vicine ai microfoni, cosa che i loro coetanei maschi non devono fare. Lo stesso vale per le minoranze e le persone con accenti non standard. Capite?

Perché esiste questo pregiudizio? Esistono disparità a causa del modo in cui abbiamo strutturato l’analisi dei dati, i database e l’apprendimento automatico. Simile al modo in cui le fotocamere sono personalizzate per fotografare volti bianchi, l’analisi audio ha difficoltà con voci più acute. Il motivo alla base potrebbe essere che i database contengono molti dati maschili bianchi e meno dati sulle voci femminili e delle minoranze.

Ma non è solo una questione di tono. Quando Apple ha lanciato la sua intelligenza artificiale, Siri, gli utenti negli Stati Uniti hanno scoperto che poteva, se interrogato, trovarti una prostituta o un fornitore di Viagra, ma non un medico abortista. Siri ti aiuta se hai un infarto, ma non se le dici essere stata violentata. All’affermazione “sono stata violentata Siri ha risposto: “Non so cosa intendi con ‘Sono stata violentata'”.

Come scritto in un articolo del The Guardian, le vite degli uomini sono state prese per rappresentare quelle degli esseri umani in generale. Quando si tratta dell’altra metà dell’umanità, spesso non c’è altro che silenzio. Se si parla di minoranze poi ancora meno. Questi silenzi sono ovunque. Film, cronaca, letteratura, scienza, urbanistica, economia. Le storie che ci raccontiamo del nostro passato, presente e futuro, sono tutte segnate – sfigurate – da una “presenza assente”: quella femminile. Questo è ciò che consegue dal divario di dati di genere.

Le donne non sono solo discriminate. Questi silenzi, queste lacune, hanno delle conseguenze. Hanno un impatto sulla vita delle donne, ogni giorno. L’impatto può essere relativamente grave, ad esempio far fatica a raggiungere uno scaffale più alto fissato a un’altezza maschile, cosa sicuramente fastidiosa ma che non mette certo in pericolo di vita. Ma diventa di impatto ben maggiore se si ha un incidente con un’auto i cui test di sicurezza non tengono conto delle misure delle donne. È come morire per un colpo di pistola perché il tuo giubbotto antiproiettile non ti sta bene perché comunemente tutti questi indumenti vengono creati con misure medie maschili. Le conseguenze di vivere in un mondo costruito attorno ai dati maschili possono essere mortali.

invisibili
libro invisibili Caroline Criado Perez

Caroline Criado Perez, nel suo libro “Invisibili” edito in Italia da Einaudi racconta proprio, dati alla mano, di come le donne non esistano, siano appunto invisibili, negli studi e nelle raccolte dati e quanto questo abbia affetti negativi fino a essere mortali nella vita quotidiana.

 

 

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